10 # Caro Nonno / Dear Grandpa

Lettera di Chiara / Letter by Chiara

Caro nonno,

da tanto tempo avrei voluto scriverti una lettera e riuscire a dirti tutto ciò che mi passa per la mente, tutto ciò che la vita mi ha dato e allo stesso tempo mi ha tolto. Come te.

Ma prima d’ora non ne ho mai avuto il coraggio…Penso a te ogni giorno e ti sento sempre qui con me, quante cose avrei voluto fare insieme a te, avrei voluto avere l’onore di passare con te anche solo cinque minuti dei miei 18 anni, ma purtroppo la vita ti ha portato via dalla tua famiglia troppo presto.

Vorrei dirti che sto bene, quel “bene” che ogni volta esce dalla mia bocca quando qualcuno mi chiede come sto, ma non è cosi, non prendiamoci  in giro.

La vita non è mai come ce l’aspettiamo,  questo ormai  l’ho capito, ma vorrei capire perché questo periodo in cui la mia vita invece di migliorare sta peggiorando, non passa mai. Purtroppo so che non mi potrai rispondere davvero,  ma se sei parte di me in qualche modo il tuo messaggio mi arriverà.

Avrei voluto scriverti tante cose, ma l’unica cosa che mi viene in mente è dirti che mi manchi e che TI VOGLIO BENE!

Kiki

♦ ♦ ♦

Dear Granpa,

I would have written a letter to you since long time, trying to say you everything that passes in my mind, everything that life has given me and has stolen at the same time. As you.

But before this moment I haven’t been so brave…I think of you everyday and I always feel you here with me, how many things I’d have done with you, I’d have been honored to spend with you even just five minutes of my 18 years, but unfortunately life took you away from your family too soon.

I’d said that I’m good, that “good” that comes out of my mouth every time somebody asks me how I am, but it’s not like this, is no use to lie to you.

Life is never as we expect, I’ve already knew it, but I’d like to know why this moment in which my life is getting worse instead of  getting better is never ending. Unfortunately I know that you won’t answer me properly, but if you’re part of me, somehow your message will arrive.

I’d have written to you a lot of things, but the only one that comes to my mind is that I miss you and I LOVE YOU!

Kiki

old mail box

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9# Toothbrush / Spazzolino

Inspired to “Why we broke up” by Daniel Handler and Maira Kalman

Dear Ed,
I bought it together with bread, biscuits, puddings, orange juice and milk, I put it in the bag without thinking too much. But once at home, you grabbed the plastic bag to help me and you started to pull out the content. You were faster than me, I wanted to stop you but it was too late.
You fished it from the bottom and then you looked at me quizzically : “And this?” you said waving in front of my eyes a white and orange toothbrush.
“It’s for me!” I said blushing. I had been completely unmasked by a toothbrush: it implied that I’d have liked to spend more times with you, that I decided to remedy for nights and mornings together without toothbrush.
You threw it into the bag again and you put the milk in the fridge.
“I’ve exaggerated!” I thought on my own “maybe it wasn’t time to plant my flag on the glass of the bathroom, to sign our relationship by spittle”.
It would never have been the right time, because that toothbrush has never been used at your home, not even that night.
Our story  was shorter than a toothbrush.
Here, you see, I finally decide to throw it away…it has finished its miserable life, this damn toothbrush. Its bristles are ruffled and the handle has some traces of mold.
Everything I expected was in that toothbrush, while you didn’t  expect anything and it’s why we broke up.

Min

♦♦♦

Ispirato a “Perché ci siamo lasciati – inventario di un amore” di Daniel Handler e Maira Kalman

Caro Ed,
L’avevo comprato assieme al pane, ai biscotti, ai budini, al succo d’arancia e al latte, infilato nella sporta senza troppi pensieri. Ma una volta a casa, mi hai preso la borsa di plastica per aiutarmi e hai cominciato a tirarne fuori il contenuto. Sei stato più veloce di me, volevo fermarti ma era troppo tardi.
L’hai pescato dal fondo e mi hai guardato con aria interrogativa: “E questo?!” hai detto sventolandomi davanti agli occhi uno spazzolino bianco e arancione.
“È per me!” ho detto arrossendo.  Ero stata completamente smascherata da uno spazzolino: sottintendeva che mi sarei fermata a dormire altre volte, che avevo deciso di ovviare alle notti e alle mattine insieme senza spazzolino. L’hai ributtato nella sporta e hai messo in frigo il latte.
“Ho esagerato!” ho pensato tra me “forse non era ancora tempo di piantare la mia bandierina nel bicchiere del bagno, di firmare la nostra relazione con la saliva”. Non lo sarebbe mai stato, perché quello spazzolino non fu mai usato a casa tua, nemmeno quella notte.
È stata una storia più corta di uno spazzolino.
Ecco, vedi, lo sto finalmente per buttare…ha finito la sua vita miserabile questo spazzolino maledetto. Ha le setole arruffate e il manico con qualche traccia di muffa.
Lo spazzolino era quello che mi aspettavo, mentre tu non ti aspettavi nulla ed è per questo che ci siamo lasciati.

Min

image (2)

Buona biglia

Piccolo  mio.

Non è vero che da vecchi si diventa saggi.Io non mi sento saggio. Ho fatto tanti sbagli e mi sa che ne farò ancora.

Però in tutto questo tempo una cosa l’ho imparata: il segreto di un buon flipper non è nelle luci, nei suoni, nella scenografia. Il segreto è progettare le sponde, le leve e i respingenti in modo che la biglia rimbalzi sempre con un angolo diverso. O almeno con un certo numero di angoli diversi , perché un flipper prevedibile non è un buon flipper.

E c’è un’altra cosa che ho imparato: puoi giocare bene o male, essere il campione del bar o il bambino con un solo gettone, ma prima o poi la tua biglia finisce nel buco. Perciò mi piacerebbe darti il benvenuto in questo strano mondo con l’augurio che noi ci scambiavamo da giovani: buona biglia. Ci ho messo un po’ a capire cosa vuol dire.

Perché per me una volta significava: che la tua biglia rimbalzi per sempre e non finisca mai in buca. Ma adesso so che questa non è una benedizione. Adesso preferisco augurarti che, lunga o corta, la tua sia una bella partita.

Buona biglia,

Nonno

( Tratto dal racconto “La figlia del giocatore”  in Una cosa piccola che sta per esplodere di Paolo Cognetti, Minumfax, 2007)

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8# …and I like you too /…e anche tu piaci a me

Who said that the smartphone generation doesn’t write letters any more?

Ermes found this letter in a movie theater full of teenagers, massed in to see an horror film. He doesn’t know if the message arrived to destination, if it was read and then squeezed in the shift between the armchairs, if it was refused or if in the dark it just slipped on the floor, failing the addressee.

The letter, picked up between crushed pop-corn, chewed straws and sticky coca cola cans, has a corner faded by a liquid who damaged also a big fuchsia heart,  colored by pen.

The writing, violet and round, on light blue paper, says more or less this:

To Rudy ♥ ♥ ♥

Gaia told me that you like me and I like you too, I like you so much. Me too I’d like to know you better…what do you want to know for knowing me better? I’d like you not to say anything to Alessandra, please!

Anyway if you want to give me an answer, give it to Gaia, in this way Alessandra won’t suspect anything! 😉

Your friend,
Genty

P.S. Would you like to be with me???

Him, her, the other, the messenger, the lost message. There is everything to tell a story, enviable!

  ♦

Chi l’ha detto che la generazione degli smartphone non comunica più con i bigliettini?

Ermes ha trovato questa lettera nella sala di un cinema piena di ragazzi accorsi a vedere un film horror. Non sa se sia arrivata a destinazione, se sia stata letta e poi si sia infilata tra le fessure delle poltrone, se sia stata rifiutata o se nel buio, sia solamente scivolata per terra, mancando il destinatario.

La lettera, raccolta tra pop-corn pestati, cannucce masticate e lattine appiccicose di coca cola ha un angolo sbiadito da una macchia liquida che ha intaccato anche un grande cuore fucsia colorato a penna. La scrittura viola e rotonda, su carta azzurra, dice più o meno così:

Per Rudy ♥ ♥ ♥

Gaia mi ha detto che ti piaccio e anche tu piaci a me, mi piaci tanto. Anch’io vorrei conoscerti meglio…tu cosa vorresti sapere su di me per conoscermi? Io vorrei che tu non dicessi niente alla Alessandra, per favore!

Comunque se mai dovessi darmi un biglietto, dallo alla Gaia, così la Alessandra non sospetterà nulla! 😉

Tua amica,
Genty

P.S. Vuoi metterti con me???

Lui, lei, l’altra, il messaggero, il messaggio andato perduto. C’è tutto per raccontare una storia, che invidia!

childish

7# Paved paradise / Paradiso asfaltato

Dear Rinaldo,
“They paved paradise and put up a parking lot…” sang Joni Mitchell in the cabin of your car, remember? Yeah, you probably thought about paradise fumbling with the zip of my jeans, meanwhile I was worried for the parking lot where we were: “And what if somebody had seen us?”
Despite our good will, something didn’t work, since the beginning. For some things, goodwill is completely useless.
I liked your cousin Orlando, even if, in retrospect, you were better.
He didn’t like me. Instead you did.
At our first date you took me to the cinema for watching a thriller: immediately you held my hand in yours, after a while I couldn’t feel my fingers any more. I tried to escape…but you caught me again. Sometimes I moved the fingers to not feel pins and needles. Maybe you understood it was an invitation to do something more and when I turned my head in your direction, you put your tongue in my mouth. Ups.
Then there was that night when we were clinging to each other on the bench of the park.
At a certain moment I said: “Leave, huh?” but with your mouth on mine it sounded something like “mmmlaveiu”. When you replied: “Me too”, kissing me louder, I realized that you had misunderstood.
I didn’t know if  it was right to tell you that you were off-street, so I repeated the question, taking distance from you. You looked at me perplexed,  then you drove me home. You eyes were full of questions marks.
I’m sorry, but we were just out of synch. It happens. Like a disturbed radio, when I was with you I heard some buzz in my head.  I kept on trying, turning the volume and orienting the antenna, but  then I couldn’t stand it anymore: I turned it off. But I liked you, really. I suffered for this, even for a quite long time: I’ve dumped, once in life.
Now you’re happy and engaged, so wasn’t I right?
Meanwhile I’m still here sanding romanticism from old memories.

Angelica

 ♦ ♦ ♦

Caro Rinaldo,
 “They paved paradise and put up a parking lot…” cantava Joni Mitchell nell’abitacolo della tua macchina, ricordi? Già, tu probabilmente pensavi al paradiso armeggiando con la lampo dei miei jeans, mentre io ero preoccupata per il parcheggio dove eravamo appartati: “E se qualcuno ci avesse visto?”.
 Nonostante la nostra buona volontà, qualcosa non funzionava, fin dall’inizio.
Per certe cose la buona volontà è proprio inutile.
 A me piaceva tuo cugino Orlando, anche se, con il senno di poi, eri molto meglio tu.
Ma io non piacevo a lui. Però piacevo a te.
 Alla prima uscita mi hai portato al cinema a vedere un thriller: da subito mi hai stretto la mano nella tua, dopo un po’ le mie dita avevano perso sensibilità. Cercavo di sfuggirti…ma tu mi riacciuffavi. Ogni tanto muovevo le dita per non sentire il formicolio. Forse l’hai interpretato come un invito a fare di più e la prima volta che mi sono girata verso di te, mi hai infilato la lingua in bocca. Ups.
 Poi c’è stata quella sera d’estate in cui eravamo aggrovigliati sulla panchina dei giardinetti.
Ad un certo punto ho detto: “Andiamo?”  ma con la tua bocca sulla mia è uscito qualcosa come ‘ntiAMO. Quando mi hai risposto: “Anch’io!”, baciandomi più forte, ho capito che avevi frainteso.
Non sapevo se dirti che eri sulla strada sbagliata, così ho ripetuto la domanda, staccandomi da te.
Mi hai guardato storto e mi hai portato a casa. Avevi punti di domanda negli occhi
 Mi dispiace, ma eravamo proprio fuori sincrono. Succede. Come una radio disturbata, quando stavo con te sentivo il brusio in testa. E per quanto mi sforzassi, regolando il volume e orientando l’antenna, poi non ce l’ho più fatta: l’ho spenta. Eppure ti volevo bene. Ci ho sofferto, anche per lungo tempo: ero io a mollare, per una volta.
 Ora tu sei felice e accoppiato, vedi che avevo ragione?!
 Mentre io son ancora qua a scartavetrare il romanticismo dai vecchi ricordi.

Angelica
paved paradise

Ermes’ Rules / Le regole di Ermes

If you like the idea, if you share the inspiration of the project and if you want to get lighter, even only a little bit, give your letters to Ermes.

SENDER: Find a pseudonym to sign the message. If you want to keep your name, you’re free to do it. But Ermes will not publish “anonymous” letters!

RECIPIENT: You choose the recipient, it can be real, fictitious, or half-real. Your sister, your grandfather, the girlfriend at primaryschool, the teacher that didn’t believe in you, the person who broke your heart, you in ten years or ten years ago, your husband, your late dog, a friend who disappeared, your favorite singer or writer. More than the identity of the recipient, what is important is the unexpressed matter “between you.”

LANGUAGE: The project would be multi-lingual (it’s a challenge, at least we’ll try). Feel free to write in your mother language. If it’s Italian, English or Portuguese, there is no problem because I know these languages. If it’s Spanish, French or German, Ermes can ask someone to be his personal translator. If it’s a different language, then you must add the English translation of your message. The idea of ​​Hermes is to publish at least in two languages, focusing on English – as transversal language, and Italian – as affective one (for the blog creator).

LENGTH: indicatively no more than 1800 characters, which is around 20-25 lines. If you can’t do it … just divide the letter into two parts.

→ Finally, send your letter to this address: posta.per.ermes@gmail.com

n.b.

• Don’t worry if you’re not a born writer, this shouldn’t stop you from express yourself .. even the real writers weren’t born writers! Hermes seeks, first of all, letters from people. Try to write down what you really feel, details can be invented, but use a simple and incisive language. Avoid roundabouts ways. Then Hermes will provide some editing, if necessary.

• The aim of the project is not that the messages arrive to the recipient (in some cases I suppose it would be very unlikely), the letters are “never delivered” and because of their nature they are not going anywhere, except in this blog. The important thing is that they’ll take shape and come out from the sender, who, with a little blind faith, rely on Hermes … our divine intermediary.

Ermes apologizes, here and  forever, for his poor English. Corrections are welcome!

♦♦♦

Se ti piace l’idea, se ne condividi l’ispirazione e vuoi alleggerirti, almeno un po’, consegna le tue lettere a Ermes.

MITTENTE: Trova uno pseudonimo con cui firmarti. Se vuoi mantenere il tuo nome, sei libero di farlo. Ma non ci sarà nessuna lettera “anonima”.

DESTINATARIO: Il destinatario lo scegli tu, può essere reale, fittizio, semi-reale. Tua sorella, il nonno, la fidanzatina delle elementari, l’insegnante che non credeva in te, la persona che ti ha spezzato il cuore, tu tra dieci anni, tu dieci anni fa, tuo marito, il tuo cane defunto, un amico che è sparito, il tuo cantante o scrittore preferito. Più che la natura del destinatario, è importante quella questione inespressa “tra di voi”.

LINGUA: il progetto è pensato per essere multilingue (è una sfida, vediamo se ci riusciamo). Sentiti libero di scrivere nella tua lingua. Se è italiano, inglese o portoghese, non ci sono problemi perché sono lingue che conosco. Se è spagnolo, francese o tedesco posso chiedere a qualcuno che mi faccia da traduttore. Se è un’altra lingua ancora, allora devi mandare anche la traduzione in inglese. L’idea di Ermes è di pubblicare i post sempre in almeno due lingue, privilegiando l’inglese come lingua trasversale e l’italiano come lingua affettiva.

LUNGHEZZA: indicativamente non oltre le 1800 battute, ossia intorno alle 20-25 righe. Se proprio non ce la fai a contenerti…si può dividere la lettera in due parti.

→ Invia la tua lettera a questo indirizzo: posta.per.ermes@gmail.com

n.b.

• Non preoccuparti se non sei uno scrittore nato, non deve essere questo a fermarti..neanche gli  scrittori veri sono nati scrittori.       Ermes cerca, prima di tutto, lettere di persone. Tenta di scrivere quello che ti sta cuore i dettagli li puoi inventare, ma usa un linguaggio semplice e incisivo.Pochi giri di parole. Poi Ermes vedrà di fare un  po’ di editing, se necessario.

• Lo scopo del progetto non è che i messaggi arrivino al destinatario (in certi casi presumo sarebbe molto improbabile), sono lettere “mai inviate” e per loro natura non andranno  da nessuna parte, se non in questo blog. L’importante è che prendano forma e escano dal mittente, che, con un po’ di fede cieca, le affiderà a Ermes…nostro intermediario divino.

postman

6 # My big trouble maker / Mia grandissima peste

Dear Django,
now that you are a free man, tell me, how does freedom smell?
Smell of fresh air while riding a horse, or just like washed linens at the river, or that mixture of  gunpowder and warm blood?
You did such a mess to manage to get me again.
I was yours, isn’t it? the first thing that a free man does is to claim his own property.
Whatever it costs. They taught you this, after all.
One last question: all those deads, that blood, those bullets…were because of me or for you wounded pride? maybe  was I your wounded pride?
You know, I’d have never believed, but I liked all that fine mess. I loved it to death.
I basked in the pleasure of flattery, while I was waiting for you, in the saddle of my new horse, out from Candyland’s gates.
And with fingers in my ears I waited for everything exploding, while you were getting closer on your steed.

Boom. And then the fire. Your fire for me, meanwhile my eyes were already burning. I’m yours, Django.
Women, even if many of them would never admit it, go into ecstasy for this kind of things: heroic, theatrical, exaggerated and a bit brutal.
They feel as they were the reason and the ultime purpose of everything, the heart of the blaze.
I love you madly, my big troublemaker
Hildy

♦♦♦

Caro Django,
tu che ora sei un uomo libero, dimmi, che odore ha la libertà? Quello dell’aria fresca a cavallo, del bucato appena fatto al fiume oppure quello della polvere da sparo che si mischia al sangue caldo?
Certo che ne hai fatto di casino per riuscire a riavermi.
Ero tua, non è così? E un uomo libero, la prima cosa che fa, è rivendicare la sua proprietà privata.
Costi quel che costi. Te l’hanno insegnato loro, dopotutto.
Solo un’ultima domanda: tutti quei morti, quel sangue, quei proiettili erano per me o per il tuo orgoglio ferito? Ero forse io il tuo orgoglio ferito?
Sai, non ci avrei mai creduto, ma tutto quel gran casino mi è piaciuto. Da morire.
Mi crogiolavo nel piacere della lusinga, mentre ti aspettavo, in sella al mio nuovo cavallo, fuori dai cancelli di Candyland.
E con le dita nelle orecchie ho aspettato che tutto esplodesse, mentre tu ti avvicinavi sul tuo destriero.

Boom. E il fuoco. Quel tuo fuoco per me, mentre già mi ardevano gli occhi. Sono tua, Django.
Le donne, anche se molte di loro non lo ammetteranno mai, vanno in sollucchero per questo genere di cose: eroiche, plateali, esagerate e un po’ brutali.
Si sentono causa e fine ultimo, il centro dell’incendio.
Ti amo follemente, mia grandissima peste.
Hildy

blood envelope